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Pay Transparency: cosa cambia per le aziende con il recepimento della Direttiva UE 2023/970 da parte del D.Lgs 96/2026

Pay transparency. La Direttiva UE 2023/970 ridisegna gli obblighi retributivi: cosa cambia per le aziende.
Due mani reggono due pile di monete di altezza diversa, immagine simbolo del divario retributivo di genere che la Direttiva UE 2023/970 sulla pay transparency impone alle aziende di misurare e superare

La trasparenza retributiva non è più un tema che riguarda soltanto le politiche di Diversity & Inclusion o le organizzazioni particolarmente mature sul piano ESG. Oggi rappresenta una sfida concreta per tutte le aziende chiamate a dimostrare che i propri sistemi retributivi sono fondati su criteri equi, oggettivi e privi di discriminazioni.

Con il recepimento della Direttiva UE 2023/970, il principio della parità salariale entra infatti in una nuova fase. Non si tratta più soltanto di garantire pari opportunità, ma di essere in grado di dimostrarle attraverso dati, processi, policy e criteri di valutazione trasparenti.

Per molte organizzazioni la domanda non è più se adeguarsi, ma quanto siano realmente pronte ad affrontare questo cambiamento. Perché la vera sfida non riguarda il reporting o la comunicazione dei dati retributivi, ma la capacità di costruire un modello organizzativo coerente e difendibile nel tempo.

Cosa prevede oggi la Pay Transparency

La Direttiva Europea sulla Pay Transparency nasce con l’obiettivo di rafforzare il principio della parità retributiva tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per lavori di pari valore.

Per raggiungere questo obiettivo introduce strumenti che incidono direttamente sui processi HR, sulle politiche retributive e sulla governance aziendale.

I principali pilastri della normativa riguardano:

  • maggiore trasparenza nelle assunzioni;
  • accesso dei lavoratori alle informazioni retributive;
  • sistemi di valutazione e classificazione dei ruoli basati su criteri oggettivi;
  • monitoraggio e rendicontazione delle differenze retributive;
  • obbligo di intervenire in presenza di gap salariali non giustificati superiori al 5%. 

Molte aziende tendono a focalizzarsi esclusivamente sugli obblighi di reporting. In realtà, il cambiamento più significativo riguarda il modo in cui vengono definiti stipendi, aumenti, promozioni e percorsi di crescita professionale.

La norma impone infatti un principio molto semplice ma rivoluzionario: ogni differenza retributiva deve poter essere spiegata attraverso criteri oggettivi, documentabili e neutrali rispetto al genere.

Quali obblighi per le aziende italiane

Anche se il quadro applicativo continuerà a evolvere, gli impatti organizzativi per le imprese sono già evidenti.

Maggiore trasparenza nei processi di selezione

Le aziende devono essere in grado di comunicare ai candidati informazioni sul livello retributivo previsto per la posizione o sul relativo range salariale.

Questo aspetto rappresenta una sfida importante per molte organizzazioni che, ad oggi, non dispongono di salary range formalizzati o di criteri omogenei per definire le retribuzioni in ingresso.

Dietro la semplice pubblicazione di una fascia retributiva si nasconde infatti la necessità di avere una chiara classificazione dei ruoli, criteri di posizionamento coerenti e una governance strutturata delle politiche salariali.

Stop alla logica dello stipendio precedente

Uno degli obiettivi principali è interrompere quei meccanismi che possono contribuire alla perpetuazione delle disuguaglianze salariali.

Per questo motivo il salario percepito in precedenti esperienze lavorative non dovrebbe rappresentare il punto di partenza per determinare la retribuzione futura, ma devono prevalere criteri legati al valore del ruolo, alle competenze richieste e alle responsabilità assegnate.

Diritto all’informazione per i lavoratori

I dipendenti potranno richiedere informazioni sul collocamento del proprio livello retributivo rispetto alla categoria di pari valore e dovranno poter accedere ai criteri utilizzati dall’organizzazione per definire le retribuzioni e le progressioni di carriera.

Per molte aziende questo rappresenta forse il cambiamento più significativo: non basta avere politiche corrette, occorre essere in grado di spiegarle e documentarle.

Reporting e monitoraggio del gender pay gap

Le organizzazioni coinvolte dagli obblighi di rendicontazione dovranno misurare e monitorare le differenze retributive tra uomini e donne.

Tuttavia, il reporting rappresenta soltanto l’ultima fase del percorso. Prima ancora di produrre un dato, occorre verificare che le informazioni siano affidabili, che i ruoli siano classificati correttamente e che le differenze salariali siano effettivamente giustificate.

Come misurare e colmare il pay gap

Quando si parla di Pay Transparency, molte aziende pensano immediatamente al gender pay gap.

In realtà, il pay gap è spesso soltanto il sintomo di un problema più profondo.

La vera domanda che i C-Level e gli HR Director dovrebbero porsi è: “Siamo in grado di spiegare perché due persone vengono retribuite in modo diverso?”

Se la risposta non è immediata, il problema probabilmente non è il pay gap, ma la struttura del sistema retributivo.

Molte differenze salariali derivano infatti da stratificazioni storiche:

  • trattative individuali;
  • promozioni gestite in momenti diversi;
  • fusioni e acquisizioni;
  • politiche retributive mai formalizzate;
  • sistemi di valutazione eterogenei;
  • differenti prassi adottate dalle varie funzioni aziendali.

La Direttiva non impone di eliminare tutte le differenze retributive. Chiede invece che tali differenze possano essere giustificate sulla base di elementi chiari e misurabili.

Il ruolo centrale della Job Architecture

Uno degli aspetti più innovativi della normativa riguarda il concetto di “lavoro di pari valore”.

Non conta soltanto il titolo professionale.

Due ruoli apparentemente diversi possono infatti essere considerati equivalenti se richiedono livelli comparabili di:

  • competenze;
  • responsabilità;
  • autonomia;
  • complessità decisionale;
  • impatto organizzativo.

Per questo motivo la costruzione di una Job Architecture strutturata rappresenta frequentemente il primo passo di qualsiasi percorso verso la Pay Transparency.

Senza una classificazione coerente dei ruoli diventa infatti estremamente difficile dimostrare l’equità del sistema retributivo.

Dal Gender Pay Gap all’Adjusted Pay Gap

Analizzare esclusivamente il differenziale medio tra retribuzioni maschili e femminili rischia di produrre una fotografia incompleta.

Per comprendere dove si concentrano i rischi reali è necessario approfondire l’analisi considerando variabili quali:

  • livello professionale;
  • anzianità;
  • funzione aziendale;
  • sede geografica;
  • responsabilità gestite;
  • componente variabile della retribuzione;
  • premi e benefit.

Questo approccio consente di individuare l’Adjusted Pay Gap, ovvero la quota di differenza retributiva che non trova una spiegazione oggettiva e che potrebbe quindi generare rischi sotto il profilo normativo, reputazionale o del contenzioso.

Come si colma il pay gap

Contrariamente a quanto si pensa, ridurre il pay gap non significa aumentare indiscriminatamente gli stipendi.

Nella maggior parte dei casi gli interventi riguardano:

  • revisione delle policy retributive;
  • definizione di salary range coerenti;
  • introduzione di criteri oggettivi per promozioni e aumenti;
  • aggiornamento dei sistemi di performance management;
  • rafforzamento della governance HR.

L’obiettivo finale non è uniformare le retribuzioni, ma costruire un sistema capace di spiegare e supportare ogni decisione.

Le 5 domande che ogni HR Director dovrebbe porsi oggi

Prima ancora di parlare di reporting e obblighi normativi, ogni organizzazione dovrebbe verificare alcuni elementi fondamentali.

  1. Disponiamo di una Job Architecture aggiornata?
  2. Siamo in grado di identificare correttamente i lavori di pari valore?
  3. Le nostre fasce retributive sono formalizzate e documentate?
  4. Possiamo spiegare in modo oggettivo i principali aumenti retributivi riconosciuti negli ultimi anni?
  5. Disponiamo di dati affidabili per misurare il pay gap?

Se anche una sola di queste domande genera incertezza, è probabile che il percorso verso la piena conformità richieda un intervento organizzativo più ampio del previsto.

Il percorso con Fiabilis

Per supportare le aziende nel percorso verso la Pay Transparency, Fiabilis si avvale delle competenze di Good Impact SB, società benefit del Gruppo, accompagnando le organizzazioni in un percorso strutturato che integra analisi dei dati, valutazione dei ruoli, misurazione del pay gap e definizione di modelli retributivi trasparenti, equi e coerenti con gli obiettivi di business. 

Il percorso si articola nelle seguenti fasi:

  • Assessment iniziale: Analisi delle politiche retributive, dei processi HR e delle principali aree di rischio per valutare il livello di preparazione dell’organizzazione rispetto ai requisiti introdotti dal D.Lgs 96/2026.
  • Audit degli inquadramenti contrattuali: Analisi del job catalog al fine di verificare la congruità dei livelli assegnati rispetto alle declaratorie dei Ccnl applicati.
  • Analisi e normalizzazione dei dati: Raccolta, verifica e organizzazione delle informazioni necessarie per costruire una base dati affidabile e supportare le successive analisi retributive.
  • Job Architecture e valutazione dei ruoli: Mappatura dei ruoli aziendali e identificazione dei lavori di pari valore attraverso criteri oggettivi e documentabili, indispensabili per garantire un sistema retributivo equo e trasparente.
  • Misurazione del Pay Gap: Analisi del Gender Pay Gap e dell’Adjusted Pay Gap per individuare eventuali differenze retributive non giustificate e comprenderne le cause.
  • Piano di miglioramento: Definizione delle azioni correttive, revisione delle policy retributive e costruzione di una roadmap di adeguamento coerente con la struttura, gli obiettivi e le priorità dell’azienda.

L’obiettivo non è soltanto supportare la conformità normativa, ma aiutare le organizzazioni a costruire modelli organizzativi e retributivi più trasparenti, sostenibili e capaci di rafforzare attrattività, engagement, fiducia interna e competitività nel lungo periodo.

FAQ

No. Sebbene alcuni obblighi di rendicontazione siano differenziati in funzione delle dimensioni aziendali, i principi di trasparenza e parità retributiva avranno un impatto trasversale sulle organizzazioni.

No. La trasparenza retributiva richiede un sistema complessivo fondato su criteri oggettivi, job architecture coerenti e processi documentabili.

Attraverso un assessment che analizzi struttura organizzativa, sistemi retributivi, processi HR e capacità di misurazione del pay gap.

Subito. Molte aziende stanno scoprendo che la vera complessità non risiede negli obblighi di reporting, ma nella necessità di rivedere politiche e processi consolidati nel tempo.

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